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La Rivista

Gentilissimi lettori,

L’anno che ci lasciamo alle spalle sarà certamente ricordato per essere stato l’anno in cui la crisi economica, che tutti viviamo ormai da diversi anni, ha raggiunto il suo apice, portando con sé tutte le difficoltà, conseguenza di una economia stagnante e che non trova più occasioni di sviluppo e di rinnovamento. La nostra professione è sicuramente tra quelle che più di altre vive direttamente o di riflesso gli effetti della crisi. Il comparto dell’edilizia avverte le difficoltà legate alla mancanza di prospettive legate alle opere pubbliche così come alla limitata capacità di investimento legata alle iniziative private. Il nostro territorio, inoltre, subisce, forse più di altri, i risultati di scelte sbagliate e poco lungimiranti fatte nel passato più remoto e proseguite in quello più recente. Un territorio che necessita di interventi di riqualificazione e di rigenerazione come quello in cui viviamo potrebbe fornire occasioni professionali e lavorative di qualità per i prossimi decenni ma la storia delle nostre città ci consegna un presente molto diverso da quello che avremmo immaginato qualche anno fa, dove si continua, come se la storia non avesse insegnato nulla, a perpetrare gli stessi errori che hanno segnato indelebilmente lo sviluppo del nostro territorio. Il 2012 sarà inoltre ricordato per la definitiva messa in discussione di un modello di sviluppo, quello che ha segnato il territorio di Taranto negli ultimi 50 anni, che ha sacrificato alla ragione di stato una terra ed i suoi cittadini, senza lasciare grandi speranze di futuro.

Gentilissimi lettori,

Finito, non finito, infinito è il tema che abbiamo scelto di affrontare per questo primo numero del terzo anno di pubblicazioni di ArchitettiTaranto. Iniziamo così un ragionamento, che proseguirà anche nei numeri a venire, su come la strada che conduce alla realizzazione di una opera di architettura sia irta di ostacoli e difficoltà, a volte talmente insormontabili da interrompere improvvisamente il percorso e lasciare dietro di sé desolazione e scheletri di cemento e ferro.

Questo numero speciale, il primo dopo la costituzione della Fondazione Architetti Taranto, è dedicato ad una serie di riflessioni sull’architettura sacra contemporanea: un’azione culturale, come la natura della Fondazione richiede, ma soprattutto un orientamento alla conoscenza di opere e di progetti dei nostri luoghi, prima che se ne perda il significativo ricordo. La nostra Regione gode del privilegio di aver ospitato nomi di eccellenza e architetture sacre d’avanguardia, alcune delle quali hanno suscitato vivaci polemiche e discussioni, altre invece risultano meno conosciute.

In linea con il percorso intrapreso attraverso il numero precedente, AT3 pone l’attenzione, scendendo di scala rispetto ai vuoti urbani, sui contenitori, meglio sui pieni, che di fatto realizzano e materializzano le nostre città. Continuando a ragionare, a domandare e a domandarsi se l’edificato intorno a noi abbia in sé la “qualità del pensare/ fare Architettura”, ARCHITETTITARANTO ha provato a sottolineare gli accenti che possano favorire un dibattito aperto e costruttivo.

Bruno Zevi scrisse: “L’architettura è il termometro e la cartina al tornasole della giustizia e delle libertà radicate in consorzio sociale. Decostruisce le istituzioni omogenee del potere, della censura, dello sfascio premeditato e progetta scenari organici.” Una così efficace ed appassionata definizione dell’architettura rende possibile ad ogni semplice cittadino la comprensione che un contesto urbano “brutto” è figlio del suo tempo e del contesto umano in cui è sorto e si è consolidato.

La nascita di una rivista culturale non è avvenimento che accade tutti i giorni. Quando, come nel nostro caso, si tratta addirittura della rinascita dell’organo di informazione del nostro Ordine in un momento di ripensamento e di riflessione sul ruolo delle categorie professionali in Italia, la cosa è, a nostro avviso, ancora più significativa. Dopo la sospensione per ben 6 anni della pubblicazione di ArchitettiTaranto questo

Gentilissimi lettori,

ArchitettiTaranto conclude, con questo ultimo numero, il suo secondo anno di pubblicazioni. Un numero doppio, nella foliazione e nei contenuti, che esaminerà il tema della sostenibilità nelle sue molteplici declinazioni, urbana, edilizia e tecnologica, con contributi di elevato spessore culturale e professionale. 

Recapiti

  • Indirizzo: Via Monsignor Blandamura 10 - 74100 Taranto (TA)
  • Tel: +(39) 099 770 70 40
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